mercoledì 31 gennaio 2007

Working Class vs. Incredible Jurassic Man


La lettera che abbiamo ricevuto da Antonio (un Antonio diverso dal ventitreenne che ci ha scritto qualche giorno fa), merita una risposta adeguata. Anzi un'incontro di Wrestling, che a noi piace per gli alti valori educativi che trasmette( amicizia, lealtà, giustizia) drammatizzati con gusto pop.

Non so se trent'anni fa Antonio faceva parte di un'identità collettiva come W.C. ma è leggendaria l'inconcludenza pipparola delle assemblee alle occupazioni anni settanta, Ecce Bombo! Va bene quest'italiano signor Antonio? Allora proseguiamo. Noi siamo liberi e ci fregiamo delle nostre contraddizioni interne, come di una medaglia al valore civile. Quello che stiamo per dire potrebbe non coincidere con il pensiero di tutta la Working Class, ma è questo il bello. Che dire della vostra generazione?
Voi, signor Antonio, impedivate l'ingresso alle università con la forza. Vi crogiolavate in un vittimismo vergognoso ed eravat e affetti da una tale miopia che una serie di rincoglioniti fuorisciti dai gruppetti di sinistra ha avuto la brillante idea di mettersi a fare la lotta armata contro lo stato borghese. E gli intellettuali dell'epoca che fecero? Invece di prendere posizione si misero a fare i "distinguo"( Né con i terroristi,né con lo stato) dimostrando ancora una volta che studiare spesso rende idioti, nonché ignavi.
Passiamo al lavoro. Voi avete fatto la lotta per il "30 politico " ,"18 politico" o quel che diavolo era. Voi avete trasformato un'università fascista, lo concedo, nell'ignobile Macchina d'Istruzione di Massa che è ora( noti la battuta signor Antonio, non vorrei che la scambiasse per un errore). Voi dicevate che andare in banca era come morire, ma poi ci siete andati in banca, e di corsa, con 15 mensilità, o all'università con il concorso truccato, o nella pubblica amministrazione a fare i sindacalisti a spese del contribuente. Le ricordo che è stato lei a mettere la cosa sul piano generazionale, e se l'è andata a cercare.
La situazione è grave proprio perchè la sua generazione di incendiari divenuti pompieri si è mangiata non solo tutto il cibo, ma anche le stoviglie, la tovaglia e il desco( noti questo termine raffinato, signor Antonio). Il dibattito pubblico e politico verte sulle pensioni, ma che ne sarà di noi quando la massa di precari e subprecari che lavora oggi dovrà mantenere i propri figli? Se io faccio un lavoro a prestazione mi vengono trattenuti dei soldi, tanti, che servono a pagare le babypensioni, le casse mutua, le pause pranzo e i ticket restaurant che non avremo mai. Allora , come la mettiamo? E' chiaro che esistono due caste di lavoratori: quelli con il posto fisso e gli altri.

Su questo sito non facciamo le vittime. Se lei avesse letto con cura i nostri post, e se avrà la cortesia di ascoltare le nostre inchieste, scoprirà che noi vogliamo semplicemente descrivere una situazione estremamente complessa. " La precarietà non esiste" perchè ci sono posizioni che la rendono addirittura invidiabile. Tirocinanti e stagisti sono quasi sempre lavoratori a tempo pieno che non ottengono né formazione nè retribuzione. Ci sono poi i contratti a prestazione; ci sono i falsi contratti dove c'è scritto che lavori 40 ore in tutto mentre ne fai almeno 400. Signor Antonio, non scambi una legittima incazzatura per vittimismo, perchè semplicemente è una balla. Molti di noi se ne fottono del posto fisso ed accettano la flessibilità come un dato di fatto. Ma perchè tutto il welfare deve andare via in pensioni? Perchè non esiste un sussidio di disoccupazione che emancipi i trentenni precari dalla "paghetta" di mammà? Infatti l'unico motivo per il quale questo paese non brucia di una guerra generazionale è che i "protetti" redistribuiscono reddito ai parenti precari, figli e nipoti. Ma questo porta con se una serie di conseguenze: gente coi capelli bianchi che vive in casa dei genitori, crescita sottozero, impossibilità di accedere ai mutui per una casa finalmente nostra. Allora, signor Antonio lei a che casta appartiene? Crede davvero che possiamo fare tutti come Soru? E poi chi le viene a riparare il cesso?
Probabilmente un laureato in Scienze della Comunicazione.
Continui a seguirci
Cordialmente
Working Class
p.s.
non si arrischi ad usare un gergo che non le appartiene. A parte il fatto che "Giurassico" era una parola in voga 15 anni fa, le ricordo che si scrive con la G, almeno in italiano.

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai la faccia come il culo che infatti ti chiami W.C. Vediamo se arrivate a mettere a fuoco l'europa come facevamo noi.Non siete che dei disgregati senza coesione di classe:non concluderete niente, altro che fare le inchieste. Per ora ho sentito solo pessime esercitazioni.

Susanna ha detto...

Frena e modera il linguaggio, perché se vuoi sfogare la tua rabbia repressa da borghese(che molto probabilmente sei diventato) di luoghi ce ne sono altri.
"Coesione di classe" dici, ma chi credi che l'abbia mai cercata? Noi non siamo un gruppo politico, non abbiamo intenzione di fare la lotta armata. Noi siamo una classe di comunicatori e in quanto tale abbiamo intenzione di indagare su alcuni aspetti.
Se hai sentito "pessime esercitazioni" è perché siamo studenti alle prime armi, ma questo l'abbiamo scritto, ti è sfuggito?
Comunque se trovi tanto immondo il nostro lavoro non sei di certo costretto a seguirlo.

Anonimo ha detto...

Cosa altro aggiungere?
Susanna ha pienamente ragione! "Mettere a fuoco l'Europa come facevate voi?" ...bei risultati avete ottenuto...

Anonimo ha detto...

se vedrai si metteva un simbolo diverso alcune problematiche si potevano anche evitare.....

miki ha detto...

te che hai messo a fuoco l'europa hai timore ad identificarti?che gente!

Anonimo ha detto...

Il simbolo non c'entra. Il signore è probabilmente un nostalgico. La nostalgia offusca i sensi e nonlascia vedere la realtà.
Rache, se sei tu ( che rompi ancora col simbolo) mi dici che fine hai fatto?Non ti sento da prima di Natale, secchiona.
Aldo Acerbi

Rake ha detto...

Anch'io sono pienamente d'accordo con susanna.Questa volta il simbolo non c'entra nulla, anzi..Siamo dei provocatori e lo siamo dall'inizio alla fine.Comunicare non è anche provocare??Le critiche vanno bene,anzi spesso sono costruttive.Però c'è modo e modo.E comunque caro anonimo, che non dici neanche chi sei,ci sono tanti altri blog da visitare.Quindi evita di"sputare fango" su chi è alle prime armi in un mondo nuovo e su chi si mette in gioco in prima persona.Non siamo nati imparati, ma stiamo imparando.

Anonimo ha detto...

Bene! è con gioia che intervengo nuovamente,innanzitutto vi devo ringraziare per l'opportunità che mi date di "comunicare" con voi studenti e non solo , è veramente una bella cosa Comunicare è sempre e comunque una bella cosa, sono un sostenitore che la comunicazione, intesa nel senso letterale della parola, faccia bene . Riguardo al mio "appunto" sulla qualità dell'italiano, mi riferivo semplicemente ad alcuni piccoli errori che avevo trovato ( un altro con l'apostrofo ed alcune altre ) nel leggere i blog, ma la discussione non voglio certo che vada sulla polemica e poi credo che in questo blog l'unico a non essere nè laureato ne laureando sia io, per cui non ho certo "l'autorità" di correggere gli scritti altrui. Subito dopo, e poi chiudo con le cose personali, appartengo a quella casta che tu ( spero che accetti il tu come io vorrei essere semplicemente chiamato Antonio senza il signore) hai descritto perfettamente quella che tu chiami casta ( e ad oggi ritengo che tutti gli aggettivi da te usati siano calzanti e purtroppo appropriati) era un movimento "globale", noi studenti APPARTENEVAMO, ad una fazione o ad un 'altra, sicuramente con tutte le contraddizioni del caso e con tutte le "esagerazioni" che i movimenti hanno portato.Detto questo credo che non sia opportuno " andare fuori tema" .
Il lavoro la precarietà questo è il tema, e deve essere a mio avviso più che un tema un qualcosa su cui pensare, parlare,meditare molto nella speranza di capire bene come affrontarlo nel momento in cui ci presentiamo "al suo cospetto". In questa dinamica è giusto che entriamo anche noi "vecchi" non tanto per insegnare qualcosa dall'alto della ns esperienza ma per aiutare questi ragazzi a prendere una decisione che risulterà importante per il loro futuro, quando uno parla con sincerità ed obbiettività e un altro lo ascolta sono convinto che l'uno serve a l'altro . Ecco perchè sono felice di essere qui a scrivere .Avrò ,se me lo consentirete , modo di scrivere ancora, andando magari un pochino più sullo specifico sulle nuove attività lavorative, sulle opportunità che il mercato SEMPRE offre sul problema della precarietà e sul problema della formazione ( ambito di cui fra l'altro mi occupo professionalmente ) Vi saluto tutti con sincera stima e ....alla prossima.
Antonio

miki ha detto...

dei dati.
per alcuni sarà incredibile...chissà che non vengano fuori nuove visioni


4 febbraio 2007 - Oltre 2,3 milioni di posti di lavoro in piu' negli ultimi dieci anni, due terzi dei quali occupati da donne: tra il 1995 e il 2005 - secondo i dati Istat sulle forze di lavoro 2005 - si e' avuto un vero e proprio boom di occupazione anche se l'incremento ha riguardato soprattutto il Nord con 1.246.000 posti di lavoro in piu' a fronte dei 390.000 registrati al Sud .


Tra i 15 e i 24 anni risulta al lavoro, in media sul territorio nazionale, il 25,5" delle persone mentre la percentuale vola al 69,3" tra i 25 e i 34 anni. Se si considerano solo i maschi la percentuale di chi lavora nella fascia di eta' centrale (35-44 anni) e' del 91,2" su tutto il territorio nazionale ma resta alta anche tra i 25 e i 34 (80,1") e tra i 45 e i 54 anni (88,1"). Crolla invece tra gli over 55 con il 21,3".

Per le donne la percentuale di persone che lavorano tra i 35 e i 44 anni e' invece del 61,3" (molto vicina al 58,2" della fascia tra i 25 e i 34 anni) con variazioni significative a seconda dell'area geografica. A fronte dell'88,8" di donne tra i 35 e i 44 anni che lavorano
Se in Italia il tasso di occupazione maschile medio tra i 15 e i 64 anni e' del 69,7" quello delle donne e' del 45,3".

Susanna ha detto...

leggi un po' se c'è scritto anche che tipo di occupazione è?
non c'è scritto vero?già precedentemente ti avevo fatto notare che persino io sarei capace di creare maggiori posti di lavori frammentando quelli esistenti.
Ah!per inciso.. i dati che hai portato sono grosso modo gli stessi che il centro-destra ha usato in campagna elettore.. Non hanno funzionato una volta, non vedo come possano farlo adesso.

Anonimo ha detto...

Certo Miki. Il problema non è l'aumento dei posti di lavoro. Infatti al centro impiego i Mac jobs ( così si chiamano)non vengono neanche considerati veri lavori e continui a rimanere disoccupato , nelle liste di mobilità. Quando si citano dati: portare sempre la fonte ed imparare a leggerli tra le righe. L'italia è l'unico paese che riesce a litigare su cifre che dovrebbero essere certe, come il debito pubblico. Non per questo vo i siete autorizzati a fare lo stesso.Anzi aspettati un'interrogazione sulle fonti che hai usato per il tuo lavoro, che non ho ancora sentito.
Per il Signor Antonio. Sarebbe meglio avere una sua mail, capire come fa arrivare i suoi articoli al nostro blog, e se possibile attribuirgli un congnome. Naturalmente gli sarà garantito l'anonimato. Gli accenti e gli apostrofi sfuggono quando si scrive in fretta perchè si hanno venti E mail da evadere.Altra cosa è il cattivo italiano. E' vero che, nell'era dell'immagine, noto una grande difficoltà ad esprimere concetti articolati anche dagli studenti di questo corso. Pazienza. Impareranno oppure serviranno panini, milioni di panini.
Signor Antonio, o Antonio,io vorrei capire esattamente cosa vuole dire. Intende dire che dobbiamo prepararci al precariato? Intende dire che dobiamo ribellarci? sia più chiaro e si firmi.
Aldo acerbi

miki ha detto...

salve prof.,
le fonti che riguardano il nostro lavoro le avevo mandate insieme alla scaletta.
quello che dice riguardo le fonti in generale lo trovo molto giusto.
senza pretese assolutamente, con questa pubblicazione volevo comunque cercare di mettere in evidenza anche l'altra faccia della medaglia che però a quanto leggo sembra che non la si voglia prendere in considerazione continuando con discorsi pessimistici.
io non lo so se riusciremo a trovarci un buon lavoro, che sia chiaro. sono solo un po' più ottimista di voi.
so però che quelle persone che a tutti costi non vogliono accorgersi che la possibilità di evadere da considerazioni sempre e solo pessimistiche c'è, che a tutti i costi manifestano una dannata rassegnazione ad una vita di merda(testuali parole), stanno studiando per avere una laurea. e allora mi domando: se stanno studiando per avere il massimo titolo di studio, allora credono che a qualcosa servirà, credono che sia un viatico valido per ottenere un posto di lavoro(o lo fanno per cultura personale?che comunque è una più che valida motivazione). e se credono ciò mi viene spontaneo pensare che in fondo in fondo, ma non lo dicono, non tutto è merda. insomma non c'è incorenza fra quello che dite e quello che state facendo??aspetto vostre risposte. anche questo è leggere fra le righe.
sembra che sia più pericoloso vivere in condizioni precarie che buttarsi col paracadute con garanzia scaduta da un anno

miki

Federico Burgalassi ha detto...

che sia uno di noi?probabile.
non credo che si possa pubblicare senza passare da un blogger.
Cmq il nostro scopo è cercare di mostrare non di combattere.
La forza ( come quella usata in tempi passati) è solo un palliativo per evitare il problema, non per risolverlo.
C'è bisogno di fatti: noi li cerchiamo e li mostriamo. Ogni persona ha diritto di farsi una propria idea. Non vogliamo convincere nessuno ne tantomeno creare gruppi in cui l'eventuale capo faccia lavaggi di cervello.
Siamo studenti, cerchiamo una speranza dentro la miseria di questi giorni.

Anonimo ha detto...

Ecco qua Dott.Acerbi, l’Antonio è Antonio Sarti, ho 49 anni, la mia mail è: antonio.sarti@bancamediolanum.it.Come faccio a far arrivare i miei commenti è abbastanza facile e scontato capirlo, diverso è sapere come sono arrivato al vs. blog, se poi interessa lo dirò, ma anche questo dovrebbe essere scontato.Detto questo vorrei precisare che mai ho detto a chicchessia che si deve abituare al precariato, o che il precariato non esiste o che è giusto che esista, è ovvio che quando un concetto "cozza" con i problemi reali, che vuol dare una visione d'insieme del mondo del lavoro diversa da quella visione facilmente ottenibile dai media e dai giornali è un concetto rischioso da esprimere, rischioso perché fraintendibile, come del resto lo è stato, ma qualcosa di nuovo da dire deve esserci, deve essere messo in evidenza e chi meglio può farlo se non chi ha già vissuto esperienze lavorative passando per tutti quei dubbi, problematiche che anche se in misura diversa sono però sempre esistite? Perché non dare un messaggio positivo, di speranza a questi ragazzi che si stanno impegnando in un corso di laurea anch’esso relativamente nuovo, se non altro figlio di una nuova, maggiore necessità delle Aziende di comunicare. Oggi esistono corsi di diploma di laurea anche sull’allevamento dei cani, sulla logistica e quanto altro, segno che il mondo del lavoro chiede specializzazioni nuove, tutto deve essere specialistico, scientifico anche in quei casi dove prima non erano assolutamente previste e inimmaginabili. Il concetto fondamentale su cui vorrei far chiarezza è che oggi esistono opportunità di lavoro nuove, interessanti, ma ottenibili solo dopo avere capito e creduto nella loro valenza, nello stesso modo dei corsi di laurea "particolari" citati poco sopra, che l'approccio a questo "NUOVO MONDO" non è facile sicuramente, ma possibile e deve prevedere una serie di cambiamenti di pensiero, d’approccio al mondo del lavoro, dimenticare o “setacciare” quello che noi genitori (nella stragrande maggioranza dei casi) abbiamo insegnato in proposito.Purtroppo questi nuovi tipi di lavoro sono ancora snobbati o ritenuti solo dei palliativi è questa la grande sfida secondo me, cioè quella di far capire in modo chiaro e tangibile che esistono sempre una serie di lavori che vanno e che andranno fatti (l’esempio che ha fatto Lei dove dice chi verrà ad aggiustare il mio WC ? io già gli posso rispondere che anche a coloro che aggiustano i wc, che sono gli idraulici, è richiesta una certificazione degli impianti di scarico e di carico certificazione che possono rilasciare solo dopo aver fatto degli studi particolari, e così per le caldaie) s’immagini quante delusioni e quanti problemi hanno dovuto affrontare quelli della mia generazione che facevano gli idraulici ed avevano magari la terza media, il successo fra gli idraulici lo ha avuto chi per primo ha recepito la nuova esigenza del mercato ed è riuscito a tramutare un problema in un’opportunità. Insomma l’unico messaggio che mi piacerebbe far passare attraverso questi scambi d’opinione è quello che ad oggi esistono anche altri lavori di cui molti giovani sono all’oscuro o lavori nei quali pochi credono o hanno creduto e il tutto solo perchè la “credenza popolare” era ed è assolutamente sbagliata.
Caso mai gli argomenti da me trattati riscuotessero l’interesse o almeno la curiosità dei lettori, io sono disposto a scendere nello specifico dando concretezza ad una serie di concetti ed affermazioni da me fatte.
Saluti a tutti
Antonio

Anonimo ha detto...

Allora il Signor Antonio( che vuole essere chiamato Antonio)
si è svelato. Esiste, insomma. Penso di aver capito da dove è entrato e comunque la sua presenza ci fa piacere.
Caro Antonio ho spostato la sua lettera dal post ai commenti perchè ora, da bravi figli della generazione elettronica proseguiamo la discussione nel post già avviato.
Lei si è rivolto ad Aldo Acerbi e quindi le risponde Aldo Acerbi però questo non significa che ci sia una identità tra a.a. e Working Class. Aldo Acerbi è una persona, Working Class molte. Sulle "identità multiple" le posso dire che erano usate fin dall'antichità dai criminali, dagli eretici,e da molti altri perseguitati dalla giustizia, ma non è questo il punto. Mi basta solo farle capire che Working Class può occasionalmente utilizzare la mia persona ma che non esiste corrispondenza univoca tra l'una e l'altra.
Aldo Acerbi si distingue dai suoi studenti per aver lavorato a lungo e negli ambiti più disparati. Aldo Acerbi sa cosa significa scaricare un container di madie in tek al porto di Livorno,Aldo Acerbi sa come si scrive un progetto di comunicazione pubblica.ALdo Acerbi ha tantissime idee brillanti. Aldo Acerbi non userebbe il linguaggio che usa Working Class di solito. I ragazzi del corso spesso mi fanno arrabbiare per un certo qualunquismo apatico che sanzionerò debitamente nel luogo più opportuno. In ogni caso condivido con l'entità alla quale appartengo le critiche che le ho già mosso. Chiunque si sia confrontato seriamente con il mondo del lavoro contemporaneo sa che attarverso la precarietà ci si passa. Purtroppo spesso ci si resta e non ci sono idee o spirito imprenditoriale che valgano perchè mettere su un'impresa in Italia viene reso molto difficile dalla burocrazia (stiamo bassi: vada ad informarsi per aprire un Pub a Pisa se non ci crede). Cerchiamo di capirci: lei lavora nella banca di quel signore con la dentiera da squalo che fa i disegni sulla sabbia con i bastoncini di legno... l'ho capito dalla sua mail. Comunque la banca non è sua, lei è un bancario e working class ci aveva proprio preso, caspiterina! Io, Aldo Acerbi mi rendo conto che ho sbagliato molto nella vita e che a trentanni molti dei miei errori sono irremediabili, lei invece pontifica sullo spirito d'impresa mentra è un colletto bianco, al massimo un direttore di filiale, giusto? Probabilmente lei ha lavorato sempre per Mediolanum oppure ha cambiato banca una volta. E' da questo che vedo in lei un tipico lettore di Belpietro e Feltri e non mi riferisco alle sue eventuali posizioni politiche. Ora mi spiego.
Il traballante bipolarismo italiese sta consolidando pericolosi pregiudizi sulle varie forme di precariato. A destra lo si benedice, a sinistra lo si maledice ( più o meno): risultato zero. E' evidente che queste due posizioni sono piene di malafede. Entrambe tendono a sclerotizzare un termine in due definizioni che non rendono conto della realtà,ed è qui che arriva l'interesse del comunicatore. Si sente la mancanza di un pluralismo informativo vero e il mio tentativo è di restituire la realtà al linguaggio attraverso i fatti. "I fatti",così importanti nei corsi di giornalismo, vengono totalmente ignorati nelle edizioni dei T.G. Pensi al poliziotto ucciso a Catania. A parte la penosa carnevalata del figlio vestito da minisbirro, la disinformazione basata sull'onda emotiva ha regnato sovrana. Si è parlato per due giorni di una bomba, per poi sapere che l'agente ha avuto un'emorragia interna a causa di un sasso ed è stato accanto all'ambulanza per mezzora prima di star male. E allora?
Tre anni fa Pisa è stata invasa dai tifosi livornesi che l'hanno percorsa dalla stazione allo stadio devastando tutto. La colpa di quei fatti fu esclusivamente dei tutori dell'ordine che predisposero il percorso dei tifosi.Mi sembra che quell'episodio abbia contribuito a rimuovere il questore in carica...Mi è capitato di andare in trasferta come giornalista ed ho rischiato di rimanere schiacciato nel sottopassaggio della stazione di Massa dove la Polizia ci aveva pigiato in tremila cominciando a manganellare quelli in cima: poteva essere l'Heysel. Torniamo a noi, perchè questo è solo un'esempio. Le leggi sul lavoro temporaneo sono sicuramente utili per entrare nel mondo del lavoro, ma se non si crea un sistema che permetta ai lavoratori di campare tra un lavoro e l'altro non si potrà più andare avanti nel giro di mezza genereazione. Destra e Sinistra faticano a mettere mano a riforme dure, impopolari ( ma non antipopolari) e preferiscono riferirsi al "precariato" come ad un'universo indistinto, una realtà eterna come le pietre. Noi abbiamo il preciso intento di raccontare "Il resto", gli avanzi, i ritagli, che in questo caso sono più grandi di ciò che viene tenuto. Come le ho accennato alcuni studenti sentono questo e lo traducono in un rifiuto della politica o in superficiali prese di posizione.Per ora siamo in fase di rodaggio, ma presto cominceremo a pubblicare le prime audioinchieste e tuttò andrà bene. Tra l'altro un servizo in programma riguarda proprio "Quelli che ce l'hanno fatta": dalla cameriera che si è comprata il bar all'imprenditore web. Questo tanto per dirle che la mia coscienza professionale è acqua di fonte. Io sono assolutamente tranquillo, mentre medito sulla possibilità di prendere una bella licenza per sturacessi,o imbarcarmi su un cargo battente bandiera liBBBeriana. Piuttosto lei, perchè non ha fondato la sua banca? Non corrisponde esattamente all'idea di ex contestatore ora seduto dietro ad una scrivania ipotizzata da Working Class?
Ci faccia sapere quale è stato il suo contributo al mondo del lavoro, quali le innovazioni da lei proposte e i risultati raggiunti. Io la ascolterà con la massima attenzione, ma non si aspetti lo stesso trattamento da Working Class, dotata dell'ingenua crudeltà di chi punta il dito con lo sguardo di ghiaccio.
Distinti Saluti
Aldo Acerbi

nikita ha detto...

Leggo da qualche giorno i commenti che arrivano sulla precarieta' e noto che tutti pensano solo a dire "noi", "io", "voi" ma forse bisognerebbe ragionare sul perche' si e' arrivati ad una percentuale altissima di lavoratori precari; si e' passati dal posto fisso con contratto a tempo indeterminato al posto VARIABILE con contratto (quando c'e') a tempo determinato anzi forse gia' "scaduto"!!! Come e' successo? Si e'passati dall'avere tutti i diritti a non averne piu', improvvisamente i lavoratori si sono accorti che il posto fisso non esiste piu'. Ma quando e' successo cosa stavano facendo? Stavano lavorando? Una grossa parte stava lavorando ma un'altra parte, ufficialmente lavorava ma altrettanto ufficialmente passava il suo tempo a casa "in malattia", in vacanza o magari a svolgere un altro lavoro! Conclusione, gli imprenditori, compreso lo Stato, che avevano questi dipendenti non potevano licenziarli e non potevano neanche assumerne altri per mancanza di fondi. Risultato: prima di assumere un lavoratore le aziende si tutelano con i contratti a tempo determinato e tutti i lavoratori "pagano" per la non voglia di lavorare di altri. Cosa ne pensate di questo concetto?

aldo ha detto...

Caro Nikita. il tuo discorso non è chiarissimo ma provo a rispondere. In primo luogo NOI cerchiamo di capire la realtà del lavoro e basta. E' ovvio che qualcuno ha delle idee precise ma l'importante e che non ci siano pregiudizi qundo si affronta un'inchiesta 8 e su questo ti prego di aspettare che cominciamo a mettere in ONDA i nostri podcast.
Per il resto, mi sembra che tu dica" c'è una ragione per la situazione che stiamo vivendo". Io mi spingo anhce oltre. Non è tanto la legge Biagi, o legge 30, ad essere IL MALE quanto il sistema al quale ha dato la stura. Prima c'erano i bravi lavoratori, gli assenteisti e i lavoratori in nero. Ora ci sono i lavoratori di seria A, quelli di serie b e quelli di serie z ( ma forse dovrei inseriree qualche altra serie). Working Class dice he molta colpa è della generazione precedente che ha vissuto allegramente, fatto salire il debito pubblico e demolito il welfare. Io penso che il giovane precario tipo vive i problemi tipici di una transizione. La realtà è cambiata a fronte di un sistema di sostegno alle famiglie e alle persone che dè rimasto a trentanni fa. C'è da vedere dove questa tgransizione ci porta. Intravedo la possibilità di un declino fortissimo del tenore di vita italiano nel giro di una decina d'anni. Potrebbe andare diversamente ma dipende anche da noi.
ALdo Acerbi

nikita ha detto...

Caro Aldo, sono d'accordo con te che la realta' e' cambiata e molto spesso i lavoratori si ritrovano in situazioni che mai avrebbero immaginato, ma proprio perche' la realta' e' cambiata anche la mentalita' e l'atteggiamento di chi cerca lavoro, magari per la prima volta oppure agli inizi della carriera lavorativa, deve cambiare; voglio dire che e' impensabile che dal primo giorno si abbia un contratto a tempo indeterminato, pero' e' auspicabile che dal primo giorno ognuno metta la propria volonta' per imparare e fare bene.Quando le aziende incontrano lavoratori di questo tipo se li tengono stretti, non se li lasciano sfuggire, e se qualche lavoratore, malgrado le capacita' e buona volonta' non riesce a raggiungere l'obiettivo di essere assunto (perche l'azienda e' stronza) allora puo' fare una cosa bellissima, mantenere la sua dignita' e andare a cercare un'altra attivita'. E' vero che se ha 50 anni, non e' professionalmente preparato, forse vive un'esperienza devastante ma per chi come voi, si sta affacciando adesso al mondo del lavoro, puo' anche pensare di vivere esperienze diverse. Quindi coraggio, entusiasmo, ottimismo e non pensate ai ticket restaurant! Io, a 40 anni, dopo 20 anni di lavoro, di cui 5 con co.co.co., 4 da dipendente dello Stato e 11 da autonomo non li ho mai avuti.
P.S. Nikita e' anche femmina