mercoledì 7 febbraio 2007

Baroni rampanti. Professori ereditari e intrecci tra gli atenei. L'inchiesta sulla 'mafia negli atenei' prosegue in Sicilia.

Dicono che all'ombra dell'Etna i titoli accademici della facoltà di Medicina si tramandino come se fossero caratteri ereditari, un po' come il colore degli occhi o la curvatura del naso. Di padre in figlio, ma anche assecondando le ambizioni di mogli, nipoti e cugini. E a sfogliare l'elenco dei docenti si trovano una cinquantina di ricorrenze tra cognomi uguali, di cui almeno 20 con un grado di parentela diretta. Già, perché la 'mafia dei baroni' denunciata dall'inchiesta de 'L'espresso' due settimane fa, non si ferma a Bari, ma ha trovato terreno fertile nella Sicilia delle consorterie. Non ci sono indagini penali che rivelino accordi clandestini: tutto è alla luce del sole. Con un network trasversale che sembra unire tre grandi atenei: Palermo, Messina e Catania. Proprio in quest'ultima sede il gotha delle casate accademiche è consolidato. Aurelio Di Benedetto è primario di Chirurgia pediatrica al Policlinico. A ottobre 2006 il figlio Vincenzo, che prima lavorava come associato nella stessa clinica del padre, è diventato primario al Vittorio Emanuele di Catania. La dinastia dei Di Benedetto conta su altri due rampolli attivi nell'alveo di medicina: Giovanni e Fabrizio. Più articolato il ramo dei Nicoletti. Il microbiologo Giuseppe è fratello di Francesco, già ordinario di Clinica neurologica. Giuseppe è il padre di Ferdinando Nicoletti, associato di Patologia generale. Giovanni Nicoletti, figlio più piccolo di Francesco, è primario di Neurochirurgia. Anche la famiglia Veroux resiste al tempo e alle generazioni. Il capostipite è Gastone Veroux, ordinario di Chirurgia al Policlinico e vicepresidente nazionale delle scuole di specializzazione. Dei tre figli di Veroux, due hanno seguito le orme paterne e Pierfrancesco è associato allo stesso reparto. Tutti gli incarichi menzionati sono perfettamente legittimi. Tanto che lo stesso codice di parentele vige anche a Palermo. Spiega Renato Costa, responsabile regionale di Cgil sanità: "Qui la vicenda è persino più complessa, perché sembra proprio che le relazioni non solo restino all'interno, ma comunichino in modo trasversale con gli altri atenei siciliani". Come nel caso del figlio del professore Maurizio Romano che ha trovato posto a Catania. Percorso inverso per Antonio Rodolico, fratello di un ex rettore di Catania. Matteo Florena, invece, che ai tempi della prima Repubblica era persino diventato segretario amministrativo della Dc regionale, ha una figlia che lavora nel suo stesso distretto. E l'elenco potrebbe continuare. Ma quel che di peculiare c'è nella vicenda baronale palermitana è la maggiore aggressività. Lo ricorda Fulvio Pedone, neurologo al Policlinico: "C'era un posto da ricercatore. La moglie di un primario palermitano, docente anch'essa a Medicina, venne a perorare la causa della figlia. Avvertendoci che se non avessimo provveduto ad avviare la ragazza, le ritorsioni contro di noi sarebbero giunte sia da lei che dall'illustre marito". Non è diversa la mappa di Messina, celebre scuola medica e giuridica, dove le due anime accademiche erano entrate in contrasto in seguito al crimine più grave mai accaduto in una facoltà: l'omicidio del gastroenterologo Matteo Bottari, genero dell'allora rettore Guglielmo Stagno d'Alcontres, tutt'ora insoluto dopo nove anni di indagine. Adesso nell'ateneo regna la pace. Non è chiaro quale sia il segreto del successo del magnifico Franco Tomasello, rettore dal 2004 che si ripresenterà alle elezioni il prossimo mese senza avversari. Certo è che il professor di Neurochirurgia in questi tre anni ha saputo ricucire tutti quegli strappi. Sicuramente a non far saltare gli equilibri interni ha contribuito il gran numero di parenti assunti dall'università per tenere buoni medici, economisti, giuristi e veterinari. Per carità, saranno solo fortunate coincidenze che molti dei professori ordinari, associati, ricercatori e assistenti abbiano legami di parentela fin troppo stretti. Nella casata del rettore, per esempio, si registra la moglie come dipendente amministrativa e il figlio Dario con un incarico da associato nel dipartimento di Studi sulla Civiltà Moderna. Toh, in quel dipartimento è ricercatore anche Marco Centorrino, figlio del prorettore Mario, ordinario di Economia. Ovviamente anche nel passato i vertici dell'Ateneo pensavano a casa e famiglia. L'ex rettore Gaetano Silvestri (area diessina), oggi alla Corte Costituzionale, aveva alle sue dipendenze come ordinario di Scienze giuridiche la moglie Marcella Fortino, che è anche cognata del pro rettore Mario Centorrino. Dunque nessuno si sorprenda se a cascata quasi tutte le facoltà di Messina sono infarcite di nuclei familiari, tradizionali o a volte 'allargati' alle relazioni non ufficiali. Tra i casi più eclatanti quelli della famiglia Venza-Teti che tra Odontostomatologia, Patologia, Microbiologia e Specialità chirurgiche mette in campo cinque componenti. Particolarissimo il caso di Veterinaria dove su dieci poltrone quattro sono occupate dai Passantino e dai Pugliese.
Resta solo un dubbio: ma è possibile che soltanto i figli e i parenti di baroni in camice bianco abbiano le qualità necessarie per sbaragliare le selezioni? Risponde Salvatore Cicero, che guida l'unita di Neurochirurgia traumatica all'ospedale Garibaldi di Catania ed è anche il responsabile provinciale di Cgil sanità: "Non so se sia corretto parlare di nepotismo perché quel che succede qui non è diverso dal resto d'Italia. Forse è veramente un fattore genetico a consentire ai figli di illustri primari di primeggiare nelle stesse discipline. E quel che accade in ambito universitario non è poi così diverso dal resto del mondo ospedaliero, dove un sistema di nomine manageriali comporta la creazione di gruppi di potere. Insomma, per arrivare in cima bisogna appartenere a qualche cordata". Il vero nocciolo del problema, per Cicero, è la selezione nelle scuole di specializzazione: "Fino a qualche anno fa era buona usanza che nessuno si presentasse alle selezioni di una scuola del padre o del parente. Di solito i pargoli venivano dirottati presso altre sedi per affrontare la selezione. Ora anche quest'ultima remora sembra venuta meno. Con la specializzazione obbligatoria per legge, proprio l'accesso alle scuole diventa un fattore discriminante". "Lo escludo categoricamente", replica con tono perentorio Gastone Veroux: "I test arrivano dal ministero e la discrezionalità della commissione è praticamente nulla. L'unico elaborato che può essere soggetto a valutazione è il tema scritto. Ma ha un peso specifico minimo rispetto al punteggio complessivo". Un punteggio minimo che però, riconosce lo stesso Veroux, spesso è determinante. Per il primario catanese, infine, l'ipotesi di nepotismo all'interno dell'ateneo è pura leggenda. "È normale che i figli seguano le orme del padre. Di solito non hanno alcun privilegio, anzi il cognome rischia di diventare un peso. L'unico vantaggio è vivere in un ambiente familiare dove si parla di medicina".

6 commenti:

working class ha detto...

Stupendo, Working, non ho il tempo di commentare ma lo farò quanto prima.
a.a.

working class ha detto...

Molto bene. Certo la sicilia è lontana,e allora potremo cominciare a cercare ricorrenze nei cognomi dei Baroni Pisani. Ricordo una surreale tombolata che organizzò Funari alcuni anni fa. Ad ogni numero era associata una carica nell'ambito della comunicazione elettronica o cartacea. Fate conto: " 25" ,e Funari " e chi è?", Moglie di Funari :" si chiama x ed è il figlio di X. e così numerando. Come parte anziana di Working Class mi chiedo se un'inchiesta sui concori universitari sarebbe mai possibile su una radio di ateneo ufficiale, normalizzata. Chi lo sa? A radio 24 fanno il miglior giornalismo che c'è in Italia anche se non mi aspetto certo un'attacco frontale alla Confindustria, editrice di riferimento. Magari affiliarci a loro ci darebbe anche un minimo di copertura da ingerenze esterne ( interne), chi lo sa?

aldo ha detto...

Non lo sa nessuno, a quanto pare.

Anonimo ha detto...

Sono una studentessa dell'ateneo di Messina... La tua descrizione della nostra università è abbastanza precisa e chi volesse fare il ricercatore qui purtroppo non ha alcuna possibilità di carriera, per onestà devo però sottolineare una cosa... Ho avuto come professori sia Dario Tomasello (Storia dell'Islam) che Marco Centorrino (Sociologia della comunicazione) e posso garantire che se tutti i "figli di" fossero preparati come loro non ci sarebbe nulla di male alla genealogia accademica, è certo che però qualche possibilità in più è doveroso concederla a chi non è figlio di nessuno

Anonimo ha detto...

Dario Tomasello è preparato, Marco Centorrino è un analfabeta

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e