martedì 23 gennaio 2007

SCARICARE - Cosa cambierà?

Ecco a voi il testo che il nostro collega Federico Burgalassi ha inviato a noi della redazione. Molto interessante e d'attualità... Buona lettura! E grazie Federico!
Cambierà qualcosa?
Come penso sappiate pochi giorni fa la Cassazione ha emesso una sentenza storica: scaricare e condividere file da internet è legale a patto di non avere fini a scopo di lucro.
Questo potrebbe portare un cambiamento epocale nello sviluppo dell’utilizzo della grande rete, dando nuova linfa vitale anche a sistemi paralleli di file sharing come appunto le Web radio ( bisogna comunque dire che in Italia una sentenza della Cassazione non diventa legge come in America ).

Da Wikipedia:
RIAA e la crociata contro la pirateria
Nel
2001, i discografici americani,rappresentati dal RIAA (l’equivalente americana dell’italiana S.C.F.), che da tempo perseguivano il file sharing o meglio, il sistema di scambio-file come ad esempio Napster, imposero a tutte le web-radio il pagamento di royalties per la musica da loro trasmessa. Il RIAA, nella sua nuova crociata, poteva contare sull'appoggio dell'Ufficio americano del copyright che emise un parere formale secondo cui le emittenti web non sono esenti dal pagamento dei diritti d'autore quando trasmettono musica via Internet.
Altri preziosi alleati per la RIAA, in questa battaglia, furono le net-companies che aspettavano di poter far decollare i propri business su Internet non appena fosse cessata la distribuzione o lo scambio di musica on-line, che ancora oggi avviene in modo per lo più illegale o incontrollato. Ovvio che per le Web Radio americane dell’epoca si trattò di un duro colpo, ma la storia certamente non si fermò in quel quasi lontano 2001, anzi, quasi come le nostre emittenti libere degli anni '70, anche in America si assistette ad un dimezzamento delle emittenti. In ogni caso, nel 2003, a Londra, venne stipulato un nuovo accordo che prevedeva una licenza unica per poter trasmettere musica in streaming. L'accordo, si pensava, ponesse fine ad anni di incertezze riguardo lo status giuridico delle radio internet e avrebbe dovuto rendere più trasparenti i rapporti tra queste ultime e i detentori dei diritti di proprietà intellettuale.

Questo accadeva nei soliti tempi e nella stessa misura anche in Europa e nella nostra Italia.

E’ stato poi cercato un palliativo che limitasse le perdite dovute all’utilizzo illegale delle web radio:

Il nuovo mercato legale
I discografici, che vollero l'accordo con RIAA, hanno sottolineato come le attività di web casting rappresentino un settore economico emergente che contribuisca allo sviluppo del business sul nuovo medium. "Questa - dichiarava a proposito della licenza unica Jay Berman, presidente e amministratore delegato dell'associazione internazionale del settore IFPI - è un'altra pietra miliare nello sviluppo dei servizi di musica su internet. Nel passato, ottenere licenze per la trasmissione multiterritoriale su Internet, per esempio in Europa, era difficile e richiedeva molto tempo. Era inoltre importante, per le società di collecting nazionali, strutturare un sistema che rimuovesse questi ostacoli".
Tutto questo, naturalmente, entusiasmava i discografici da lungo tempo a caccia di nuovi modelli di business che potessero rivelarsi vincenti nell'era digitale, un'era che ha fin qui visto crescere in modo straordinario la condivisione, senza controllo, di musica e altri contenuti tra milioni di utenti internet e, solo negli ultimi tempi, un mercato legale del download e dello streaming. Da questo si può iniziare a intuire e perché no, anche sospettare, che la licenza unica sia stata voluta anche per trovare rimedio al download illegale da parte di utenti sconosciuti nei confronti dei discografici e di conseguenza la web radio è stata presa di mira come buon mezzo per rimediare a danni causati da terzi,e non certo dagli editori del web la cui unica colpa è stata quella di avere una passione infinita per il mezzo di comunicazione “radio” e le nuove tecnologie

Possiamo ora iniziare a sperare che la sentenza porti a nuove modifiche in ambito legale all’utilizzo di internet cosicché le nostre tasche vuote possano diventare comunque utili. Anche perché realizzare e mantenere una web radio ha costi molto limitati:

Per creare una web radio basta avere a disposizione un buon PC, una normale
scheda audio, qualche centinaio di files MP3, scaricare e installare il poco software necessario gratuitamente reperibile, dotarsi di un microfono e una cuffietta. Il tutto in pochissimo tempo e praticamente senza nessuna spesa. Per le radio già affermate, ovviamente, l’on-line rappresenta un buon canale per la diffusione dei programmi da affiancare all’etere.
A prima vista i due mezzi si presentano con delle caratteristiche per certi versi antitetiche. La differenza fondamentale riguarda in primo luogo il grado di copertura
dell’utenza, cioè il numero di utilizzatori e fruitori, indubbiamente (almeno in questa fase) molto maggiore per la radio tradizionale. Ma questo, fortunatamente, vale solo su scala geograficamente limitata. Estendendo il discorso su scala planetaria, la presenza in rete assicura un allargamento della possibile fascia d’utenza che, teoricamente, si estende a tutto il mondo connesso. Così, un programma radiofonico in lingua italiana, grazie ad Internet, può facilmente riuscire a superare i limiti geografici ed essere ascoltato (con i soliti limiti della comprensione della lingua) da utenti sparsi praticamente in tutto il mondo .
La SIAE concede, per quello che è di sua competenza, cioè l'intermediazione dei diritti d'autore, una sorta di "licenza" alle persone fisiche che intendono aprire una Web radio Personale, non per scopi di commercio con un versamento molto contenuto (attualmente 250 euro), mentre molto più alto è l'esborso per scopi commerciali.
Accordi analoghi sono previsti anche da SCF (l'associazione dei produttori fonografici)
L'associazionismo tra Web radio
In questo quadro confuso dal punto di vista del quadro legislativo e nello stesso tempo di rapida evoluzione tecnica le Web radio hanno trovato un momento unificante in forme associazionistiche. Oltre alla specifica e già menzionata W.R.A, l'Associazoione Aeranti Corallo rvidenzia che tra i propri iscritti vi sono 10 realtà di radiotelevisine via internet. A livello internazionale, su spinta soprattutto dei paesi francofoni si è realizzata la European Thematic Channels association (ETCa).

Federico Burgalassi

3 commenti:

working class ha detto...

Ottimo post, fede. Se avessi tempo mi lancerei in un commento sulla neutralità delle reti e su internet 2. Anche se non maneggio molto bene la programmazione conosco a fondo i problemi del web. La sentenza è Italiana e anche se non diventa legge costituisce un precedente fondamentale se non viene smentito da una sentenza di pari grado. Siccome la cassazione dovrebbe essere il massimo grado di giudizio in Italy...
Comunque ho la visione: internet su tutte le autoradio, le web radio che superano in introiti le tv lasciate ai sessantacinquenni rincoglioniti. Aspetto il Wi max che ci porterà a vivere in modo completamente diverso la tecnologia. In modo naturale, aggiungo paradossalmente, perchè cadranno piano piano tutti gli ostacoli tra noi e gli altri grazie ad interfacce sempre più intuitive ed apparecchi sempre più personali e personalizzabili. Immagino che per molti questo sia uno scenario apocalittico. Io credo di no, a patto che mi sia riservato il dirittto di sconnettermi quando mi pare.
a presto
a.a.

Federico Burgalassi ha detto...

guarda io sono sempre molto scettico perchè ogni nuova tecnologia, ogni nuova idea ha sempre avuto come contrasto leggi approssimative e mai al passo con i tempi.
La cassazione ha praticamente fatto una promessa lasciando questa sentenza: qualcosa dovrà cambiare. Ma come? io non mi aspetto grandi cose, non mi aspetto un panorama nuovo dove davvero sapremo cosa fare e come farlo nel migliore dei modi.
Penso che la libertà promessa da internet ( e i suoi svariati servizi) sarà ancora limitata da leggi ottuse e prive di senso.
Non è semplice creare l'ordine su internet: è un mondo a parte dove il virtuale PUò diventare reale...ma nn è la regola.
Boh sarò pessimista ma un mondo come il tuo lo vedo solo nelle pubblicità della microsoft.

p.s. per quanto riguarda il wimax finchè nn vedo nn credo.

Federico ha detto...

Purtroppo no. E' vero che la sentenza della Cassazione è storia, ma il fatto risale al 1999 e di conseguenza alla legge vigente in quel periodo, che appunto parlava di "scopo di lucro". Con la riforma seguente, la parola "scopo di lucro" è stata cambiata con "profitto" che in ambito giuridico ha un estensione più grande, infatti include anche il download per uso personale perchè il profitto è anche quelle che si ottiene scaricando e non pagando ciò che si è scaricato, se non erro!
FG.