sabato 9 dicembre 2006

Per fare un podcast ci vuole un fiore

Ci vuole anche un microfono, un apparecchio al quale collegarlo (ideale il Mini disc ma va bene anche una videocamera con il tappo). Un computer con una scheda audio decente, un collegamento ADSL e uno spazio web sul quale caricare i file audio. A questo proposito ci stiamo attrezzando, compriamo un dominio e otteniamo spazio illimitato per un anno. Ci sono ottimi libri che di dedicano alla tecnica del podcasting tipo " Come si fa un podcast" di Alessandro Venturi (blog collegato: www.comesifaunpodcast.com/blog_libro.html) . Un'altro bel libro è "L'ABC del fare radio" di Marta Perrotta, più generale ma molto concreto. Ancora: "I Linguaggi della radio e della televisione" di Enrico Menduni, ma solo la prima parte. Dello stesso autore c'è "Il mondo della radio. Dal transistor a internet" che si occupa della multiforme capacità del mezzo di reinventarsi. Leggere fa bene, ma nulla sostituisce una buona pratica. Come ci siamo organizzati?
  1. Ascolto di radio parlate. Qualcuno le definisce radio "Colte", il punto è che sono radio dove la parola prevale sulla musica. Negli Stati Uniti le talk radio hanno il 18% di share ( il dato è citato a memoria e potrebbe essere leggermente diverso). Sono profondamente convinto delle possibilità di questo formato anche da noi ed il successo di radio 24 lo conferma. Oggi ha quasi due milioni di ascoltatori ottenuti affrancandosi dalla pallosissima formula iniziale per dare spazio alle emozioni, agli approfondimenti culturali e anche a un po' di musica ( "I Magnifici":biografie di musicisti, praticamente un plagio di "Storyville" di radiotre). L' emblema del cambiamento di radio24 sè racchiusa nel nuovo slogan: "LA PASSIONE SI SENTE". Avete mai provato a convincere dei post adolescenti ad ascoltare programmi come "Il terzo anello", " Prima pagina", " Job24", " Viva voce"? Basta ordinarglielo, o farle ascoltare in classe. In classe abbiamo ascoltato anche radio documentari tratti dal sito www.radioparole.it. Il tutto per dare alla W.C. qualche nozione di linguaggio radiofonico, in un corso troppo breve per non essere caotico.
  2. Esercitazioni. Registrate un paesaggio sonoro della città che lavora. Realizzate un' intervista da un minuto sul lavoro di ieri e quello di oggi. raccogliete la storia di un lavoratore rappresentativa della categoria alla quale appartiene, poi integrate l' intervista con dati generali. Abbiamo lavorato anche su sintesi e sintassi dei servizi del G.R. scomponendo articoli e riscrivendoli per realizzare schede da un minuto. Troverete nei prossimi post degli esempi di queste esercitazioni. Le difficoltà maggiori sono state nel condurre le interviste e nel mettere in relazione le storie personali con i dati relativi alla categoria di lavoratori. Parleremo di questo commentando le singole prove dei gruppi.
  3. Gerarchie interne: si gioca alla redazione. Aldo Acerbi è il direttore. Poi ci sono i gruppi che si occupano dei servizi. I capigruppo , in gran parte tirocinanti, riferiscono al direttore, con il quale svolgono un lavoro supplementare di almeno due ore alla settimana, escludendo i " compiti a casa" delle esercitazioni. poi c'è il gruppo podcast, che si occupa di queste pagine insieme al professore, ed il tecnico del suono: il buon C. Questo allievo possiede l' ottanta percento delle attrezzature che stiamo utilizzando, nonché un' autentica passione per la radio. Non è un tirocinante ma stiamo cercando di fargli riconoscere in termini di crediti il suo impegno, anche se la cosa conta poco. Di solito la prima domanda dello studente è " prof. quanti crediti ci date per questo laboratorio?" Il Prof in questione risponde sempre che il problema non è il numero il numero di crediti ma le competenze che uno acquisisce. Lo studente tende a non capire che sarà presto un disoccupato che va avanti a tirocinii da trecento euro al mese. La cosa interessente di questo progetto è che tutto si ricollega: la radio, i crediti, il lavoro sia come oggetto della trasmissione che come obbiettivo per i futuri COGNITARI ( brutta parola appresa da Sandra Burchi che definisce i precari del lavoro intellettuale). C'è un gruppo di studenti di uno sfigato corso di comunicazione che imparano metodologie di LAVORO, realizzando una trasmissione sul LAVORO che li porterà a confrontarsi con i problemi che, presto o tardi dovranno affontare: problemi di LAVORO. Questa più o meno e la Working Class. Nel prossimi post preenteremo i gruppi ed i singoli servizi partendo dall'inizio ( da dove altro?): la scaletta.

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