mercoledì 6 dicembre 2006

I due volti della Radio

Quando Marconi inventa il “telegrafo senza fili” pensa ad uno strumento utile ad eserciti, scienziati e naviganti. L’invenzione del triodo Audion (Lee De Forest 1906), che favorisce l’amplificazione dei suoni, dona la voce al TSF, ma la Marconi Company si oppone legalmente alla trasformazione della radio in un medium popolare, dove circolino voci, musica e notizie. David Sarnoff è il giovane dipendente della Marconi Company che ha intercettato l’S.O.S. del Titanic nel ‘12. Il giovanotto è sveglio e brucia le tappe, diventando “vicedirettore del traffico” nel 1914. All’epoca le radio sono tutte ricetrasmittenti e Sarnoff ha un’idea: perché non separare le due funzioni? Da un lato un solo potente apparecchio trasmittente e dall’altro una miriade di piccoli, economici apparecchi riceventi. Quando il giovane David propone alla sua azienda di produrre queste “Music Box” riceve un netto rifiuto: “trasformare un prezioso strumento scientifico in una scatoletta per canzonette? Giammai!” gli risponde il Vecchio Rinco, tutto preso a farsi fotografare in divisa da capitano di lungo corso. Sarnoff se ne va e qualche anno dopo fonda la RCA, azienda chiave nello sviluppo della radio come la conosciamo. Nel frattempo negli Stati Uniti nasce una vivace comunità di radioamatori, smanettoni vintage che si costruiscono da soli gli apparecchi. Uno di questi è Frank Conrad di Pittsburg, Pennsylvania (che nome esotico per uno stato, se ci pensate). Gli anni dieci in America: eroina legale, emigranti da tutto il mondo, il jazz appena nato e l’industria del cinema che comincia a svilupparsi; praticamente il paradiso in terra…ma torniamo ai radioamatori. Nella primavera del 1919, Conrad comincia a trasmettere dischi con il suo apparecchio, così per gioco. Immediatamente gli arrivano più di mille richieste di dediche da parte degli altri radioamatori. La notizia giunge alla stampa ed il negozio locale della “Westinghouse” si offre di sponsorizzare il programma: è la nascita del broadcasting. La stazione si trasferisce dal garage di Conrad e diventa la prima radio della storia (con il nome di“ Westinghouse” poi cambiato in KDKA). Una nota: all’inizio la radio non vive di pubblicità. I programmi gratuiti servono a spingere la vendita d’apparecchi, che diventano sempre più numerosi ed economici. Nel 1921 ce ne sono 50.000 , nel 1924 1.500.000. Solo quando il mercato è saturo comincia la pubblicità radiofonica, ma questa è un’altra storia. In Europa il movimento dei radioamatori viene stroncato durante la prima guerra mondiale, quando le ricetrasmittenti vengono requisite per motivi di sicurezza nazionale “ Du Komunika con nemico ya?”. Negli anni ‘20 il fascismo crea consenso grazie alla radio di stato Uri, poi Eiar, ora Rai. E’ noto l’interesse di Goebbels per le comunicazioni di massa, ed anche la propaganda nazista sfrutta le potenzialità del nuovo mezzo. Bene. Tutta questa storiella ha una morale. La radio ha mostrato da subito il suo duplice volto: radioamatori e nazifascisti, anarchia e controllo sociale, libertà e oppressione. Saltiamo una novantina d’anni ed eccoci qui. La morte della radio è stata annunciata spesso ma la "Music box" ha saputo reinventarsi. Oggi l’integrazione con internet è cosa fatta. Tutte le radio importanti trasmettono in streaming ed hanno un sito che offre servizi di varia natura. Il podcast è uno strumento dalle potenzialità solo parzialmente esplorate. Programmi fatti da semplici amatori raggiungono vette di gradimento, superando famose e pubblicizzate trasmissioni commerciali. Tutto ciò fa pensare ai gloriosi tempi delle radio pirata dai nomi di donna che hanno massacrato la BBC trasmettendo rock & roll dalla Manica, durante la prima metà degli anni sessanta. Da un punto di vista teorico possiamo chiederci cosa succede al linguaggio della radio. Mi riferisco al rapporto del podcast con il palinsesto/formato della radio d’origine, se ce n’è una. Scarichi i programmi dalle fonti più disparate e te li risenti quando vuoi. Una radio ha una sua coerenza interna che viene scardinata dal podcasting. Dentro “l’aggeggino” convivono, ad esempio, due puntate di Sciambola, una dello Zoo di 105, l’ultimo e.p. di Robbie Williams scaricato da Emule, Toilettecast e Lostpod. Amatoriale e professionale insieme. E’ come il videoregistratore? Non direi. Il download è molto più semplice del VHS mentre è completamente diverso l’utilizzo dell’apparecchio. Non è più una questione di scelta “ alla carta” come nel dibattito teorico sulle T.V. tematiche all’inizio degli anni novanta. L’I-Pod diventa estensione del corpo e dell’anima un po’ come i cellulari con i quali è destinato a fondersi. Ecco che nascono palinsesti ESISTENZIALI, non saprei come altro definirli (e scusate l’enfasi). Forse queste personalizzazione estrema è figlia degli ultimi cinquant’anni di storia della radio. Con l’avvento della tivvù negli anni cinquanta, la radio si rivolge a target specifici. Pensate ai teen ager, scoperti dal marketing in quegli anni. Oggi l'attenzione si sposta dalla categoria al singolo. Dall’adolescente generico a quel tipo con la maglietta degli Exploited e il naso a patata che incontro sempre davanti all’edicola. La persona è il punto di riferimento della radio contemporanea, e non ce ne sono molti altri. La stessa natura del mezzo diventa poco chiara. Una volta la radio si ascoltava, e basta. Come definire le incursioni di Fiorello in Tv o le webcam negli studi radiofonici? “D.J. chiama Italia” è l’esempio estremo, in onda dall'antenna radio, in streaming dal sito Internet, su D.J.T.V. ( satellitare) e su All Music.
C’è il video ma misteriosamente è sempre radio. Possibilità, transizioni, e noi in mezzo. Non mancano nubi all'orizzonte. I publicitari si stanno accorgendo delle potenzialità del podcast come strumento di marketing e presto circolerà paccottiglia sponsorizzata che intaserà i vostri apparecchi. Il problema si intreccia con quello della privacy. Se la radio si sta personalizzando, la pubblicità fa lo stesso. Le informazioni personali che si possono ricavare dalle navigazioni in rete sono tante e vengono vendute a caro prezzo da compagnie specializzate nella loro raccolta. Il nuovo marketing si rivolge direttamente al consumatore ricostruendone l’identità, anche da quello che scarica nell’I-Pod. D’altra parte gli investimenti pubblicitari nel podcasting potrebbero dare soldi e visibilità a chi non ha accesso ai media tradizionali ma confeziona buoni programmi. Ancora una volta la radio può essere libertà o regime. Attendiamo commenti.

14 commenti:

Federico ha detto...

Evvai!!!

care ha detto...

consiglio per tutti: andate avisitare il sito www.labitalia.com che tratta molti dei nostri argomenti!
buona lettura
cri

care ha detto...

girovagando per internet ne ho trovato un altro:
http://www.lavoro.gov.it/lavoro/

Anonimo ha detto...

Cara Care. Questi qui, più che commenti mi smbrano dei link. perchè non limettete di lato, come siti utili? qui sscrivete pure punsieri articolati.

care ha detto...

in effetti è vero ho sbagliato io dovevo mndarli ad un blogger e loro pensavano a come gestirli...ero presa dall'impeto di aiutare gli altri e non ci ho pensato.grazie del consiglio

working class ha detto...

Non preoccupatevi.. l'importante è partecipare!! scrivete scrivete scrivete!! Manteniamo vivo questo blog!!!

Antonio ha detto...

Ragazzi,volevo sapere qualcosa di più su quello che state facendo e preparando, spesso ne sento parlare, ma non ho capito ad esempio se e quando inizierete a trasmettere.
Infine quanti siete del terzo anno?

acerbi ha detto...

Care sono AldoA, metteremo i link che haisegnalato in modso più visibile.Intanto sarebbe carino che voi scriveste di radio. anche le scalette saranno pesto on line.

Federico ha detto...

Ciao Antonio,
scusa il ritardo per la risposta (problema di accesso, probabilemente avevo digitato male la password al momento della registrazione)! Ora stiamo preparando le scalette su come impostare il lavoro dei vari gruppi. Inizieremo a trasmettere appena lo spazio web per immagazzinare i nostri lavori sarà libero. Infine, del terzo anno siamo io, Rachele, Giulia, Michelangelo, Susanna, Matteo e Simone.

susanna ha detto...

Credo che simo si sia ritirato da un bel pezzo!

Rachele ha detto...

Ciao Antonio!
Del terzo anno Simone si è ritirato e Matteo lavora, quindi non viene spesso. Comunque se il nostro blog continuerà così, questo lavoro proseguirà anche il prossimo anno.
Intanto ci siamo divisi in gruppi, ognuno dei quali approfondisce un tema sul mondo del lavoro(donne, giovani, lavoro precario ecc), poi facciamo interviste e cerchiamo dati, dopo di che andrà tutto in onda!
Rachele

Anonimo ha detto...

Brava rachele, così mi piaci.
a.a.

rachele ha detto...

Per fortuna ogni tanto mi arriva anche qualche elogio!!!

Anonimo ha detto...

wasting deluged bare briefly shah priya caught gehry psychomotor predictable doubled
lolikneri havaqatsu