domenica 10 dicembre 2006

Lavorare con lentezza


Facciamo un programma sul lavoro, ma come radiopirati siamo piuttosto fiacchi. Tempo fa è uscito questo film di Guido Chiesa su Radio Alice. Pensavo fosse una sbrodolatura autocelebrativa e invece. Invece è un film su come provare a usare i media, quindi ci riguarda. Radio Alice aveva un telefono, un trasmettitore militare e un microfono. Stava in via del Pratello 41 a Bologna e quell'edificio fa parte del tour underground obbligatorio della città (insieme a via Zanardi, a piazza Verdi e così via). "Lavorare con lentezza" era la sigla della radio cantata da Enzo Del Re, ed è il titolo del film. Lavorare con lentezza era uno slogan e/o un'utopia. Radio Alice era la radio del movimento studentesco del '77. Di lì a poco il fenomeno delle radio libere sarebbe esploso, rivoluzionando il linguaggio stesso della radio italiana. Quelli di Radio Alice dicevano" lavorare tutti ma pochissimo e lentamente, senza fare alcuno sforzo". Cosa rimane di tutto questo nel mondo del lavoro contemporaneo? Un insegnante con un contrattino ad ore non riesce a staccare neanche una domenica dal proprio lavoro, soprattutto se ha lezione di lunedì. I muratori del bergamasco si fanno il macchinone scazzuolando 14 ore al giorno, lavorando male e imbottiti di coca (c'è stato un articolo su "La Repubblica" a questo proposito circa due mesi fa:controllatevi la data che non ne ho voglia). Sul precariato i media diffondono luoghi comuni e ricette stantie ma il problema esiste. Mentre una porzione sempre più vasta di lavoratori, neanche più necessariamente giovani (pensate all'ultimo libro di Aldo Nove. " Mi chiamo Roberta, ho quarant'anni, guadagno 250 euro al mese...") è priva di diritti, i lavoratori Alitalia scioperano per salvare l' azienda(?). La nostra ragione sociale dice che siamo una "classe inesperta". Se nessuno riesce a districare questo groviglio di problemi, perché mai dovremmo farlo noi? Abbiamo un programma di minima ed uno di massima. Quello minimo è imparare a mettere su qualche servizio decente e cucirli in una serie di podcast. Non è un programmino disprezzabile, perché per fare questo bisogna imparare a: fare ricerca sui materiali più diversi, scalettare i suddetti materiali, saper usare un microfono, padroneggiare le tecniche di intervista, distinguere fatti da opinioni, sintetizzare il tutto, editarlo tecnicamente e trasformarlo in mp3 scaricabile da questo blog. Questa roba determinerà il voto d' esame degli studenti frequentanti. Il programma di massima invece è decisamente extracurriculare. Riguarda l' impegno con il quale si cercano le storie, la capacità empatica di comprendere gli intervistati e cambiare direzione in corso d' intervista, il folle e ingenuo desiderio di descrivere un mondo che cambia usando solo suoni. Questo blog potrebbe essere il nucleo di qualcosa di potente. Potrebbe dare inizio ad una radio di ateneo che cresce anno dopo anno come una perla attorno ad un granello di polvere. Per ora è soltanto l' eco stanco delle parole di chi ci scrive, perché la qualità e la quantità degli interventi lascia a desiderare. Se è vero che non possediamo mezzi, è vero che possiamo fare legalmente ciò che trent'anni fa costò processi, manganellate e altre amenità a studenti come voi. Per chi non lo sapesse il 12 Marzo del 1977 radio Alice venne sgomberata dalla polizia in assetto antisommossa. L' irruzione dei poliziotti andò in onda in diretta, l' ultima. Durante quella trasmissione gli assediati telefonavano in diretta: alle altre radio, agli avvocati del movimento, a chiunque potesse inviare aiuti. Il telefono è l' antenato di internet e serve ad entrare in rapporto con altre persone. Noi la diretta per ora non l' abbiamo e quindi dobbiamo lavorare bene per ottenere servizi di ampio respiro, ancora validi tra un paio di mesi quando una certa radio " forse" li trasmetterà. Non abbiamo ancora diffuso l' indirizzo di questo blog proprio perché era previsto un' inizio un po' stentato. Ora dobbiamo svegliarci. Qui sotto vi metto il link allòa registrazione degli ultimi momenti di radio Alice. Questa gente aveva vent'anni quando inventava queste cose e non c'era nessun professorucolo a contratto a pregarli di mettersi sotto, alcun credito in premio. Il prossimo post, parola di W.C. sarà sulle vostre scalette, e portate pazienza per questo sermone punk.
Allora ecco il sito: www.radioalice.org, dal quale abbiamo preso anche il manifesto pubblicato sopra e dove, ripeto, trovate registrazioni e trascrizioni dell'ultima diretta.

4 commenti:

Susanna ha detto...

Parlando di radio libere mi sembra doveroso citare “Radio aut”, nata dal coraggio e dalla caparbietà di quattro giovani siciliani capeggiati da Giuseppe Impastato. Nato in una famiglia molto legata alla mafia, ma di idee radicalmente di sinistra, Impastato decide nel 1976 di allestire, nel comune di Terrasini (Pa), una piccola radio libera : attrezzatura ridotta la minimo, esperienze radiofoniche nessuna, solo una grande voglia di raccontare la mafia. All’interno della trasmissione del venerdì sera “Onda pazza a mafiopoli” e attraverso la satira politica, Peppino Impastato trova il modo di attaccare il suo obbiettivo principale, Gaetano Badalamenti, il quale lo ascolta e per quasi due anni resta inerte di fronte a questo affronto. La politica di autofinanziamento con la quale i quattro giovani gestiscono la radio da loro la possibilità di utilizzare il mezzo in maniera del tutto libera. Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, dopo essere stato selvaggiamente picchiato, Peppino Impastato viene ucciso con una carica di tritolo sulla linea ferrata Palermo-Trapani.
Piccola curiosità : poche ore dopo la sua uccisione viene ritrovato in via Caetani a Roma il corpo di Aldo Moro. Il profondo risentimento espresso in quei giorni nei confronti della sinistra radicale investe anche il caso Impastato: le prime ipotesi sono orientate infatti verso un atto terroristico o un suicidio eclatante, facendo finta che la pista mafiosa non sia importante. L’11 aprile 2002 viene fatta giustizia e Gaetano Badalamenti viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio.
Credo “Radio aut” rappresenti il massimo uso sovversivo del mezzo che si possa ottenere: sfidare lo “stato nello stato”, qualcosa di più grande e invincibile di qualsiasi dittatura che mai si sia vista nel mondo. La mafia. Solo incoscienza o piena consapevolezza della forza della radio???
Attendo risposte.

working class ha detto...

Sarebbe bello recuperare qualche brano di radio out, perchè alla fine anche Impastato era un provocatore. Nel suo programma parlava della sua città come Mafiopoli e di Gaetano Badalamenti come Tano Seduto.La satira come unico modo per descrivere la realtà che lo circondava(letteralmente perchè suo padre aveva legami con Badalamenti ed erano anche imparentati).Quindi si ritorna al linguaggio della radio e a come usare i media.Molto difficile oggi. RIchiede raffinatezza e furbizia perchè il "sistema" è in grado di digerire praticamente qualsiasi cosa. Alice e Out. Nord e Sud. esperienze molto diverse finite tutte e due male:una per intervento dello stato( in forma di sbirri), l'altra perchè lo statoproprio non c'era.

susanna ha detto...

Alcuni brani di Radio aut sono disponibili in rete al sito ufficiale www.peppinoimpastato.com

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e