sabato 3 marzo 2007

Tirocinio e Vaticinio

Comunicazione di servizio. I tirocinanti che hanno seguito il corso, svolto il lavoro e superato l'esame devono farselo certificare dal Dott. Acerbi. Come? Si scarica il modulo per il tirocinio dal sito dell'università , si contatta il suddetto Acerbi che certificherà la frequenza. Il modulo poi sarà consegnato dagli studenti al Prof. Stefano Villani. I lavori di tirocinio verranno pubblicati in audio su questo sito con una breve presentazione degli autori, sempre che questi siano interessati a farlo.
Contestualmente si invatoni gli studenti interessati alla realizzazione di una radio di ateneo ad aderire spedendo una mail a aworkingclass@gmail.com. Nota bene: qui non si afferma che l'ateneo metterà in piedi una radio ma solo che Working Class ha un progetto da proporre. La partecipazione è su base volontaria quindi preghiamo ai perditempo di astenersi ( nessun credito in omaggio).
Come cambierà il blog.
Da oggi entrerà in vigore un servizio di moderazione. Questo significa che commenti offensivi o superflui potranno essere rimossi.
Continuano ad essere ben accette le "storie di lavoro", meglio se in audio corredate da una sintesi scritta, la satira, i post di argomento tecnico sul podcasting e la web radio in genere,e qualunque altra cosa risponda alla ragione sociale del blog
. Questo è e rimane un audioblog aperto a tutte le opinioni. Approfittiamo dell'occasione per ringraziare i " collaboratori esterni" al corso. Continuate a mandarci i vostri contributi: da oggi non facciamo più differenza tra " quelli del laboratorio" e " gli altri", chiunque può diventare un nostro corrispondente.
Working Class non è una testata giornalistica e gli autori del blog non rispondono del contenuto dei commenti e delle lettere pubblicate.
Vorremmo dare un contributo al dibattito sul lavoro creando informazione.
Una svolta è indespensabile anche per entrare davvero in contatto con il gli altri blog in rete senza attirare su di noi virtuali ma sonorissime pernacchie.

3 commenti:

working class ha detto...

"...vorremmo dare un CONTRIBUTO al dibattito sul LAVORO creando INFORMAZIONE..."
Ecco qua il mio contributo semi-informativo, ma che mi ha lasciata un po' di stucco e mi ha fatto assolutamente passare la voglia di tenere "la testa fra le nuvole", nel vero senso della parola.
Due settimane fa.
Ambulatorio Medico.
5 persone presenti.
Io, due signori anziani, una ragazza giapponese e un ragazzo italiano... un PILOTA.
La giapponese e il pilota si conoscono molto bene, lei è sposata con un amico di lui ed ogni volta che rientra nella terra natìa, fanno il viaggio insieme... (Lui le fa avere degli sconti...)
Fatta questa premessa, lasciamo da parte i convenevoli... Lui inizia a dire, con la faccia stanca, che le cose sono cambiate... Abbassa il tono della voce ma io, che sono seduta al suo fianco e fingo di sfogliare un'interessantissima rivista di ingegneria nucleare, riesco a sentire tutto ciò che dice.
Le cose sono cambiate, si, non è più come un tempo.
Lui ha fatto il militare, quattro anni di accademia e di corsi per diventare pilota. Parlava di come sono cambiati gli apparecchi negli anni... Prima avevano una specie di telescopio per vedere le stelle... Adesso con il pilota automatico dovrebbe essere tutto più semplice.
Ma il nostro pilota non ne sembra così convinto.
Parla dei suoi viaggi, di come è cambiato il modo di concepire le soste. Dice "Prima, fino a 25, 20 anni fa, quando andavo in Giappone avevo una settimana di sosta. Potevo girare, vedere, avevo il tempo per riposarmi... Poi sono diventati 4 giorni.
Fino a qualche anno fa la sosta era ulteriormente dimezzata a 48 ore. Adesso ho 24 ore per arrivare, riposarmi, prepararmi e ripartire. Io ho paura, non so se sarei in grado di affrontare un'emergenza. Si, il pilota automatico non ti fa nulla. Se mi addormento? Il pivello copilota non saprà sicuramente cosa fare. I corsi non sono più come quello che feci io."
Questo ragazzo (non più di 50 anni, ad occhio) ha PAURA di volare. E' il suo lavoro, il lavoro in cui ha messo l'anima, per il quale si è trasferito a Pisa, per il quale ha rinunciato ad avere una famiglia. Eh si. Lui fa dai 22 ai 26 viaggi AL MESE. (!)
Ma avete idea di cosa significhi?
Più volte ha ripetuto che non si sentirebbe in grado di affrontare un'emergenza, nonostante gli apparecchi siano supersofisticati. Arriva in Giappone, fa un sonnellino e riparte, più stanco di prima.
E noi incorciamo le dita ogni volta che saliamo su un aereo.
"Sai che non so se è meglio schiantarsi in mare o in Antartide? Là come ci sopravvivi con 40 gradi sotto lo zero? Chi ti viene a prendere?"...
Fortunatamente il Dottore l'ha chiamato per la visita.
Ma di una cosa sono certa:
d'ora in poi non viaggerò più.
Almeno finchè non inventeranno il teletrasporto...

Giulya

Giulya ha detto...

Ecco un sito dove potrete trovare una breve intervista ad un pilota dell'Alitalia...Corsi di formazione e di aggiornamento, esperienza, costi, ore di volo,...

http://www.jobtel.it/rubriche/intervista/ArchivioIntervista/Castellino_Pilota/Intervista_pilota.aspx

Preciso che il Pilota che era dal dottore non dovrebbe essere dell'Alitalia...

Anonimo ha detto...

Giulya Mi sembra di aver capito che il pilota in questione è dell'alitalia. Ai fini di una corretta informazione dovresti prendere i contatti anche con i piloti delle altre compagnie perchè è noto che i dipendenti dell'alitalia lavorano molto meno rispetto ai pari livello di easy Jet o Ryan Air. Magari è sbagliato, magari era mille volte meglio quando i piloti avevano una settimana di riposo al mese. Però non è possibile che ci siano regole diverse solo perchè una compagnia è privata ed una è pubblica. Non si capisce come mai all'Alitalia scioperino per conservare condizioni di lavoro che sono fuori dal mercato. Possiamo anche fare una rivoluzione socialista ma fino ad allora esistono regole precise a livello comunitario che vietano l'intervento pubblico per sostenere le aziende nazionali. L'italia ha già violato molte volte questa regola, facendosi più o meno carico dei debiti dell'alitalia, e per questo è già stata richiamata. Gli scioperi a catena di una compagnia fallimentare mi sembrano affini ad una violenta zappata sui propri maròn. Nonchè qualcosa di immorale e incomprensibile.
w.c.